Bio

 

 

Claudio Rampin Agostini respira e si nutre di arte già dai primi anni di vita, o forse è l’arte che trova in lui un nido protetto dove potersi sviluppare in diverse dimensioni e forme.

La prima forma artistica che sperimenta è connessa alla musica: a 14 anni inizia a condurre programmi radiofonici innovativi e di tendenza nella nascente realtà dell’emittenza libera. Le nuove tendenze saranno poi il comun denominatore degli anni successivi in ambito professionale. La ricerca minuziosa di musica inedita, di nuovi stili e trend che arrivano da ogni parte del globo caratterizza i suoi programmi. Contemporaneamente all’attività radiofonica, indossa e propone nuovi look da adottare in quei luoghi di aggregazione che iniziano ad esser definiti “discoteche”. Sono gli anni ’70: tutto nasce dall’evoluzione del ryhthm’n’blues, del soul, del jazz, e, arricchendosi di un ritmo incalzante, diventa musica/moda/modi di essere/divertimento. In questo turbinio di infiniti stimoli nasce la creatività di molti artisti oltreoceano ed oltremanica; anche qui in Italia persone come Claudio Agostini non si lasciano cogliere impreparate da questo vortice di cambiamenti.

Dalla radio alla televisione il passo è breve e, grazie all’occhio attento di Ernesto G. Laura che lo nota, Claudio viene catapultato giovanissimo davanti alle telecamere. A cavallo degli anni ’70 e ’80 il primo programma televisivo che conduce si intitola “Gigolò”: un nome irriverente e provocante per l’epoca, ma universale e comprensibile in tutte le lingue, che metaforicamente descrive colui che si mette a disposizione del pubblico e vende la sua “merce”. Il programma precorre una moda che solo un decennio più tardi prenderà piede: quella dei videoclip musicali. I primi filmati che escono dal piccolo schermo arrivano da Philadelphia, New York e Miami con il suono e le immagini della “soul train” e “philly sound”.

Passano gli anni e Claudio sperimenta nuovi linguaggi in differenti contenitori televisivi, cercando sempre di mostrare al pubblico le nuove tendenze che provengono da ogni angolo del mondo. Con “Crazy Dance”, che conduce per diversi anni, assieme al suo team sperimenta anche nuove tecniche di ripresa: è il ritmo della dance che cadenza le sequenze di scena; le riprese sono volutamente ‘sporche’ e fuori fuoco per dare una nuova luce ad una televisione fino ad ora troppo immobile. In questo modo il mondo delle discoteche, con i djs (i nuovi idoli dei ragazzi), e con la musica che si ascolta e balla ad Ibiza, Miami, New York, Londra, viene sdoganato e contemporaneamente reso un’esperienza fruibile a molti anche in Italia. Dopo aver frequentato i vertici dei club internazionali, Claudio sente il bisogno di ricercare nuovi stimoli: sempre in TV, abbandonando il mondo della dance, ma continuando a girare il mondo… questa volta con programmi di viaggi che descrivono culture, arte e vita di tutti i giorni di città e terre lontane.

Con l’inizio del nuovo millennio, Claudio mette la sua creatività e intraprendenza anche a disposizione del fashion biz, diventando direttore artistico di una nota accademia di moda, per la quale tutt’oggi cura la didattica e l’organizzazione di eventi.

Il leit motiv di questa carriera professionale è dunque la curiosità, la voglia di sperimentare altre forme d’arte, cercando di comunicare e lasciare il segno. Diventa così anche attore in alcuni cortometraggi ed attualmente recita in teatro con una delle storiche compagnie di teatro Venete.

In questo variopinto contesto, la pittura (con il suo personalissimo “metodo” di dipingere partendo da acrilici su tela che poi rende ‘vivi’ con oggetti, ritagli di giornali, biglietti, scontrini di luoghi visitati, patchwork e quant’altro) è il suo modo per rilassarsi, per ritagliarsi un break dalla routine, dai problemi e difficoltà della vita che in questi anni di crisi economica internazionale scandiscono con grigiore e fasi meccaniche i giorni di tanta gente.

In netta contrapposizione, il colore, la vivacità , le sfumature vive e lucide imperano nelle sue opere: a volte ironiche, sempre minuziose di particolari e rivoluzionarie nei concetti.

Per Claudio Rampin Agostini è una realtà binaria, un modo tutto suo per rendere la vita più leggera e ironica.